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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

L'EQUILIBRISTA COL CUORE LEGGERO

GRETA BOTTIN

DEPURAZIONE ACQUE ALL’IMPIANTO DI CÀ NORDIO A PADOVA


 

Non sono in tanti a conoscere Maria Spelterini. Del resto è passata una vita da quando questa donna di origini livornesi, ma nata a Berlino, sfidò le coscienze e la gravità, camminando in equilibrio su una corda da un capo all’altro delle cascate del Niagara. Era l’8 luglio del 1876. Fu la prima donna a farlo e, a quanto risulta, rimane l’unica.

Quando pensi al mestiere di Greta Bottin, viene facile pensare a fräulein Spelterini. Perché come nel caso della funambola italo-tedesca, anche per Greta l’equilibrio conta più di ogni altra cosa. Certo non l’equilibrio su un filo, ma l’equilibrio dei parametri del depuratore di Cà Nordio , quello che rimette in sesto tutti i reflui della città di Padova. Lei in quegli impianti seminascosti nella terra indecifrabile fra Bacchiglione e tangenziale, fa la processista . Un sostantivo oscuro per una missione, invece, chiarissima: è lei che deve tenere sotto controllo i parametri di ogni fase di trattamento che i reflui attraversano prima del rilascio nel Bacchiglione e che rendono l’acqua depurata sempre conforme ai limiti di legge (ad esempio, per quanto riguarda fosforo e azoto).

Ed è tutta questione di equilibrio.
Perché, ad esempio, quando in estate la città si svuota e arriva meno carico organico nelle acque (feci e urine, per intenderci), che rappresenta cibo per i batteri attivi nell’aggressione degli inquinanti, Greta deve bilanciare creando un ambiente il più possibile favorevole per i batteri. In questo caso togliendo aria.

Oppure nel periodo dei cambi di stagione, quando le temperature ballerine fanno variare la solubilità dell’ossigeno nell’acqua (più fa caldo meno l’ossigeno è solubile).

Questa volta a Greta tocca invece tarare le macchine che regolano i tempi e le fasi del trattamento biologico.
“Ogni giorno ce n’è una nuova”, sospira dalla scrivania su cui si accastellano report e documenti allo stato brado. “Appena metti a posto un valore, puoi star tranquillo che succede qualcos’altro”.

Però l’equilibrista Greta, dall’altra parte delle cascate riesce ad approdare ogni sera. Di solito dopo una giornata di 12 ore di lavoro, che comincia alle 7.30 del mattino con la riunione assieme ai colleghi operativi per assegnare le dispense e termina alle 7 di sera dopo avere sistemato gli ultimi report e smaltito la caterva di email. In mezzo ci stanno le corse su e giù per vasche e pompe di uno dei depuratori più grandi e innovativi del Veneto, a verificare gli strumenti di controllo e a intervenire ogni volta che qualcosa non quadra. Tanto che il più delle volte non si accorge nemmeno che fuori fa buio da un pezzo ed è ora di tornare a casa. Ma Greta del resto, è fatta così: ci dà l’anima.

Perché fare l’angelo custode delle acque depurate per lei non è un lavoro, ma il lavoro . Qualcosa che si avvicina molto al concetto di missione. Qualcosa che certamente ha a che fare col suo modo di concepire il suo passaggio sulla terra.

 
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“Sono un’ambientalista convinta sin da quando ero bambina: è per questo che ho studiato Scienze Ambientali.

Questo lavoro mi piace perché mi fa sentire ogni giorno utile per la natura e per gli altri. Assicurarsi che le acque che restituiamo siano di nuovo pulite è bellissimo. Mi fa spegnere il computer ogni sera con la consapevolezza di avere fatto qualcosa di importante” .
Te lo dice col piglio di chi sa perfettamente ciò che vuole: guardandoti dritto negli occhi e tagliando le parole con l’accetta, in una mitragliata di concetti in cui stanno sempre assieme tecnicismi ed emozioni.

Come se quel mondo di molecole ed elettronica fosse capace di pathos.

O forse per Greta è proprio così. Ti viene in mente nel sentirla parlare dei batteri. I suoi batteri. Che accarezza col tono di voce generalmente riservato agli esseri senzienti. Come la colonia felina, i cani, le oche, le galline e le capre che popolano la sua casa di Codevigo. 

“Anche se non hanno cuore e cervello e vivono di istinti, anche i batteri vanno amati e rispettati,” sorride. “Io, almeno, me li sento vicini e li rispetto in quanto creature viventi. Il loro nome, nell’immaginario spaventa sempre, ma ricordiamoci che dobbiamo ringraziarli, perché senza di loro non ci sarebbe depurazione delle acque”.  

E chissà se quando prende in mano pennello e tavolozza (“accumulo emozioni e poi le devo sfogare dipingendo”) non metta in filigrana nelle sue opere astratte anche qualche microrganismo compagno di lavoro . 

Sì, la natura è decisamente unica e trina per Greta. È la coperta che tutto avvolge e nelle cui trame si nasconde il senso della vita. Quello che la porta a scelte forti come l’alimentazione vegetariana. 

“Ho grande rispetto per chi sceglie diversamente, ma per quanto mi riguarda è una decisione etica. Mangiando carne mi sento in un qualche modo un peso per la natura, invece ho bisogno di sentirmi sempre in suo aiuto. È quello che mi solleva davvero il cuore”.

E col suo cuore leggero Greta ogni giorno aspetta al varco le acque sporche di un’umanità distratta. Per prendersene cura, certo, ma anche per buttarci un messaggio in bottiglia diretto a chiunque lo voglia sentire:
Non stanchiamoci mai di proteggere quella fragile casa che ci è stata donata, chiamata Pianeta”.

 
 
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