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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

IL FASCINO DELLA DIVISA

MASSIMO VECCHIUTTI

CONDUZIONE E MANUTENZIONE RETI GAS DI UDINE


 

Non sei un Carabiniere o un poliziotto, d'accordo, ma quella divisa conta eccome. La divisa col marchio AcegasApsAmga. Quella da dottore del gas, che fa tirare un sospiro di sollievo alla signora quando esci per un pronto intervento. Che Massimo Vecchiutti non si occupa esattamente di pronto intervento. Lui sta dietro le quinte: organizza i turni di reperibilità, segue il lavoro dei cantieri gas in giro per città e provincia, sovraintende alla taratura degli strumenti elettronici per la ricerca fughe. Però il fascino della divisa lo sente eccome.

"Spesso, nella percezione del cittadino, siamo ancora quelli che rappresentano la bolletta da pagare", spiega aggrinzando la barba incolta. "Ma, alla fine, quando c'è un problema ci guardano tutti con fiducia: è questa la ricompensa più grande. Per me e, credo, per tutti i colleghi".

Lo sa bene Massimo che il suo è un mestiere strano, perché del gas ci si accorge solo quando spunta qualche problema, o una strada si restringe per un cantiere. Tutti magnificano una bella piazza in porfido, gli stucchi di un palazzo restaurato, o una nuova rotatoria che fa filare via liscio il traffico. Il gas invece se ne sta sotto terra discreto, a fare in silenzio e con dedizione il suo lavoro. Con spirito autenticamente friulano, si potrebbe ironizzare.
Forse è anche per questo che il livello di sopportazione per i disagi causati da un cantiere gas è solitamente più basso della media, almeno a sentire Massimo, che però tiene a specificare: "in città c'è più nervosismo, mentre mi sembra che nei paesi vi sia un'accoglienza più benevola per i disagi che talvolta arrechiamo", spiega.
Vai a capire il perché. Forse per via della vita meno frenetica, o perché è ancora vivo il ricordo del gasista come quello che ti portava la comodità del metano in casa. E non è passata un'era geologica, se è ancora ben vivo nella memoria dei più il ricordo della storica pubblicità del metano che... ci dà una mano.

È in quel momento che, nella nostra mente, si spostò quella linea di confine sottile fra utile e indispensabile. Perché oggi, anche se ormai date per scontate, quelle molecole che iniettano vita in fornelli e caldaie sono senz'altro classificate nella categoria dell'indispensabile. Certo serve attenzione a maneggiare quell'indispensabile invisibile, Massimo lo sa bene.

 

Perché gestire un cantiere non significa solo un lavoro certosino di organizzazione ("e nonostante l'impegno, non mi è ancora successo di avere un cantiere che coincide esattamente con quanto idealmente pianificato a tavolino", ride allargando le braccia), ma anche e soprattutto controllo e relazione con i cittadini.

"Innanzitutto il controllo, perché spesso operiamo attraverso aziende terziste, che comunque rappresentano AcegasApsAmga", spiega Massimo. "Quindi è fondamentale verificare costantemente non solo lo stato di avanzamento, ma anche le condizioni di sicurezza e la qualità del lavoro. E poi la relazione con i cittadini, perché siamo perfettamente consapevoli che un cantiere crea disagio e qualche critica è fisiologica. Però occorre sempre cercare il dialogo e spiegare con pazienza (santa alle volte!) che si è lì per risolvere un problema".

È anche questo la divisa per Massimo: sentirsi cucita addosso la responsabilità che deriva dall'essere parte di un meccanismo complesso.
Un meccanismo chiamato comunità. Servono professionalità e unto di gomito per quell'uniforme certo. Ma anche fantasia e intuizione, perché no. Come quella volta che si dovette intervenire per allacciare il gas a una nuova lottizzazione di Udine, a lungo rimasta inattiva.

"Ci accorgemmo che alle prime utenze allacciate non arrivava gas", ricorda Massimo. "Il problema erano lo sporco e i detriti accumulati nei tubi. Lo strumento utilizzato in questi casi però, il cosiddetto Pig, una sfera di plastica rigida che viene fatta scorrere all'interno delle tubature, non era molto efficace, perché negli angoli delle tubazioni (e le curve erano tante in quel caso) si blocca, rendendo necessario lo scavo a ogni cambio di direzione".

Se è vero che aver mestiere è anche (non solo, per carità) immaginazione, ecco che a qualcuno viene un'idea. È Massimo in persona a varcare le porte scorrevoli del Decathlon di viale Tricesimo per acquistare un piccolo pallone in gommapiuma. Poi ritorna alla svelta in cantiere.
"Fu la svolta!" spiega. "La palla, essendo morbida, aderiva perfettamente alle pareti dei tubi trascinando via lo sporco e curvava a ogni snodo, solo con la spinta dell'aria compressa. Di più: mano a mano che procedeva assorbiva acqua e faceva massa, spingendo ancora con più forza lo sporco e l'acqua dentro i tubi".

Chissà se anche questo Massimo lo ha ascritto alla gioia delle piccole cose. Quelle soddisfazioni minute in cui, ti assicura, sta scritto il codice della felicità. Un codice binario, perché non può che essere fatta di elementi semplici la materia ancestrale racchiusa in quelle otto lettere.
Massimo all'idea di felicità è affezionato. Tanto da sognare di riuscire un giorno a inventarsi una specie di fabbrica della felicità. Per il momento pensa soprattutto a far funzionare bene i suoi cantieri. Che, in fondo in fondo, anche una riparazione a tempo di record o una strada che riapre, alla felicità contribuiscono eccome.

 
 
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