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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

QUEL TOCCO LIEVE SUL SALOTTO DELLA CITTÀ

TIZIANO TOSON

PULIZIA STRADALE NEL CENTRO STORICO DI PADOVA


 

Ci sono immagini che raccontano più di mille parole. Allora per capire il lavoro di Tiziano Toson, occorre chiudere gli occhi e immaginarselo nella luce bluastra delle 5 del mattino, mentre con la scopa inizia la pulizia del cuore del centro storico di Padova. Bisogna soffermarsi sul movimento antico dei polsi e sul fruscio delle setole di saggina, mentre sfregolano ogni solco fra i sampietrini di piazza delle Erbe. Bisogna osservarlo mentre si china per raccogliere, una per una, le decine di bottiglie abbandonate come idoletti all’ignavia sulla scalinata della Gran Guardia.

E mentre con le mani ispessite da 40 anni di lavoro, svuota pazientemente i cestini del salotto di Padova. Ecco, così, a occhi chiusi, forse si può comprendere il lavoro di Tiziano. Che a doverlo distillare per un curriculum, si semplificherebbe con pulizia del centro storico della città . Ma in realtà si approssimerebbe per difetto, perché quei gesti minuti e quell’occhio allenato al dettaglio sono esercizio curativo. Sono il tocco lieve di una madre che pettina il figlio prima di lasciarlo a scuola.

Certo non è tutta poesia il mestiere di questo padovano quasi sessantenne (“nato in casa, ad Albignasego”, tiene a precisare). Ogni giorno c’è da fare i conti con i marchi di fabbrica lasciati da chi non ha esattamente a cuore il decoro pubblico e non si fa troppi problemi a imbrattare o abbandonare rifiuti in giro. Ci sono miasmi che ti prendono lo stomaco e a cui non ti abitui neppure dopo 16 anni di lavoro. E c’è la maleducazione e l’aggressività di chi, dopo una notte alcolica, considera un affronto la richiesta di levare le tende per consentire di pulire un portico o un lembo di piazza.

Non è frequente, ma è capitato eccome di essere affrontato con un coccio di bottiglia in mano”, racconta. “I ragazzi soprattutto, sono cambiati. Francamente, non me la riesco a spiegare questa mancanza di rispetto. Alle volte addirittura violenza”.

In quei casi ci vuole tutta la sua calma. Quella forgiata in tanti anni spesi fra le pieghe della città, a contatto costante con le persone e i loro problemi. Quella di cui sono capaci le sue spalle larghe e rassicuranti. Lo senti dal tono di voce, lo vedi dagli occhi azzurri e dalle mani forti che Tiziano è uomo equilibrato, di mediazione e dialogo.
Caratteristiche che ascriveresti alla carriera diplomatica o politica, ma che invece sono essenziali anche per questo certosino della pulizia, nelle cui mani è riposto il decoro della parte più pregiata di una delle città più belle d’Italia. Sì, perché ci sono volute pazienza e perizia per raccogliere le lagnanze dei baristi quando, un paio d’anni fa, si è passati in centro storico all’introduzione di orari vincolanti per l’esposizione e il ritiro dei rifiuti.

 

Gli esercenti del centro spesso hanno pochissimo spazio a disposizione all’interno per ricoverare i bidoni di umido e vetro” , spiega Tiziano. “Quindi si potevano trovare fra incudine e martello: da un lato l’Ufficio Igiene che interviene se i rifiuti sono all’interno, dall’altro gli ispettori ambientali che possono multare se, al contrario i rifiuti sono all’esterno al di fuori degli orari prefissati. Per mesi l’Azienda ha ascoltato le loro problematiche, condividendole con l’Amministrazione Comunale. Alla fine, lavorando assieme, sono state trovate soluzioni efficaci per tutti gli esercizi”.

Sarà per questo che adesso, dopo quasi 5 anni a battere i portici del centro, quell’uomo con la scopa in mano non è più lo spazìn , ma Tiziano per tutti.
Non è solo questione di sostantivi, Tiziano lo sa bene: quando la gente ti chiama per nome è un’altra cosa. Allora tutto ha un senso più profondo. Ha senso la sveglia alle 4 del mattino. Ha senso il freddo umido che ti crepa la faccia d’inverno. Ha senso pure continuare a meravigliarsi per l’incuria di certa gente. Perché poi lo sanno tutti, da piazza Duomo a via Battisti, dal Pedrocchi alle botteghe Sotto il Salone, che a rimettere il vestito buono al centro di Padova sono Tiziano e i suoi colleghi. In un’ora e mezzo, non un minuto di più, perché poi alle 6.15 cominciano ad arrivare i primi banchi dei mercati e alle 6.30 il lavoro di pulizia deve già essere terminato.

È in quel limbo sospeso fra luce e tenebra che Tiziano e la sua squadra (quattro uomini in tutto) giocano la loro partita. Prima il tocco lieve della saggina, poi lo svuotamento e il cambio dei cestini, il soffiatore che accumula cartacce e piccoli rifiuti e la motospazzatrice che passa a raccogliere tutto. Infine, il passaggio della pulivapor, la lancia a pressione che pulisce e profuma gli angoli intaccati da escrementi di animali o rifiuti organici abbandonati. E poi la raccolta manuale di tutto quel vetro .
Una montagna di bottiglie lasciate in ogni dove, soprattutto il giovedì mattina, dopo il mercoledì sera dello Spritz. È anche dall’osservatorio intimo e obliquo dei rifiuti che vedi come cambia il Dna dei frequentatori notturni delle piazze. Una volta bevitori di vino, di cui ritrovavi le tracce nei cartoni abbandonati e nei bicchieri di plastica dove si affondava fino alle caviglie certe mattine. Oggi consumatori accaniti di superalcolici. Una generazione di ragazzi di cui puoi leggere qualcosa in filigrana nelle bottiglie di Jack Daniel’s o di vodka.

Dopo anni in cui era la plastica a farla da padrone, adesso è il vetro”, si rammarica Tiziano. “Ma purtroppo è il vetro dei superalcolici molto spesso. Li vedi camminare con bottiglie intere in mano. Quelli si distruggono il fegato…”.

Se la scopa fosse una bacchetta magica Tiziano la userebbe per rinsavire quei ragazzi che potrebbero essere i suoi figli e che, in fondo in fondo, guarda con occhio affettuoso. Ma non siamo nelle favole e lo sa bene. Allora si rimbocca le maniche e fa ciò che deve: pulire. Sapendo però di trattare qualcosa di più prezioso di una strada o di una piazza. Forse il Dna stesso di una città meravigliosa e complicata al tempo stesso come Padova.

 
 
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