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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

MASSIMO E IL FILO SOTTILE DEL GAS

MASSIMO COGOI

CONDUZIONE E MANUTENZIONE RETI GAS DI UDINE


 

Il cellulare che squilla o, alle volte, anche solo la notifica di un messaggio WhatsApp. E allora Massimo, Massimo Cogoi, addetto alla conduzione e manutenzione delle reti gas a Udine, molla tutto e scatta. Anche nel cuore della notte, se tocca a lui il turno di pronto intervento gas. Ed è sempre un viaggio col cuore in gola quello che compie attraversando una città deserta e immobile. Perché quando arriva la telefonata di un cittadino che segnala una possibile fuga di metano, le indicazioni date all'operatore dall'altra parte del telefono possono essere piuttosto vaghe. Spesso non si va al di là di un generico odore di gas. E allora quando, dopo alcuni minuti, arrivi sul posto e ti fai largo fra consessi di gente preoccupata, buttata giù da letto, il primo problema è cercare di capire.

Anche con domande banali: ad esempio, da che ora si è cominciato a sentire l'odore. Domande che, in realtà, hanno sempre un senso per ricostruire una situazione in cui non si può mai dare nulla per scontato.
Perché del gas non ti puoi fidare mai. È una bestia infida, che s'infila ovunque: fori, pertugi, crepe, condotte, cunicoli. Senza dimenticare che il metano può fuoriuscire anche semplicemente dal terreno. Così, Massimo e colleghi si trovano a inseguire nel cuore della notte un filo d'Arianna invisibile che potrebbe condurre anche a centinaia di metri di distanza da dove si rileva l'odore.

Come quella volta che in un condominio della città si dovettero spaccare la testa nel cercare l'origine di un forte odore di gas avvertito nei sotterranei, una delle situazioni potenzialmente più a rischio. Si controllarono col cuore in gola tutti i raccordi delle condotte, la tenuta dei contatori uno per uno. Ma niente: quell'odore persisteva. E allora di nuovo a cercare con i nasi elettronici come Ghostbusters in cerca di un fantasma, finché non si arrivò a un pozzetto lontano oltre cento metri dallo stabile, in cui la perdita s'infilava in una condotta di cavi elettrici che poi arrivavano nel palazzo e venivano risucchiati dal vano ascensore, che fungeva da canna fumaria.
Sono esperienze come questa a dettare le regole del mestiere, oltre naturalmente, alla tecnologia della strumentazione e alla formazione continua. Regole che alle volte si scolpiscono sul marmo.
Come la più semplice di tutte: non dare mai nulla per scontato.

"Quando intervieni sul gas ogni situazione è diversa", ti spiega sagomando nell'aria con mani pesanti da artigiano. "Un aspetto però non cambia mai, vietato escludere qualcosa a priori, neppure le eventualità più banali". Così si parte indagando le situazioni più semplici, come un fornello dimenticato aperto o una caldaia difettosa, per arrivare fino alla verifica delle rotture sotterranee di tubi, una delle casistiche più accidentate, soprattutto se la conduttura scorre dentro terreno argilloso, che può fare da tappo sulla perdita, incanalando il gas chissà dove. E allora, col cerca-fughe, il naso elettronico che individua le perdite, Massimo controlla una a una le caditoie stradali. E se non basta si fora l'asfalto, appoggiando un cono per captare, sempre con il cerca-fughe, anche la più piccola molecola, finché non si risolve il rebus.

Ma anche quando fa tribolare, Massimo con il gas non si arrabbia mai. "Perché è un amico", ti dice come a confessarti un segreto. "Un amico a cui sai che non puoi dare confidenza, ma un amico, perché, se ci pensi, ha cambiato completamente la qualità delle nostre vite, tutto sommato neppure da troppi anni". E con gli amici ci si parla. Almeno, Massimo ti garantisce che col gas lo fa.
"Certo che parliamo! Ogni volta che c'è un problema, ogni volta che il rebus non lo risolvo, faccio lunghe chiacchierate col metano. E lui mi risponde con la forza dei ricordi di situazioni simili, mi suggerisce possibilità e opzioni... mi mette sulla strada giusta". Ma non è un'attitudine per tutti.

 

Per seguire quel filo sottile, etereo come solo quei quattro atomi di idrogeno attaccati a uno di carbonio sanno essere, servono professionalità, pazienza e spalle larghe. Quelle che su Massimo avverano la promessa della fisiognomica, perché lui ha anche il physique du rôle per infondere sicurezza. Perfino nella voce calma e nei gesti misurati da uomo prudente e concreto. Un friulano autentico capace di sognare solo quello che plasma con le sue mani. Che tocca, insomma. O che annusa, proprio come una fuga di gas.

"Quando intervieni sul gas ogni situazione è diversa", ti spiega sagomando nell'aria con mani pesanti da artigiano. "Un aspetto però non cambia mai, vietato escludere qualcosa a priori, neppure le eventualità più banali". Così si parte indagando le situazioni più semplici, come un fornello dimenticato aperto o una caldaia difettosa, per arrivare fino alla verifica delle rotture sotterranee di tubi, una delle casistiche più accidentate, soprattutto se la conduttura scorre dentro terreno argilloso, che può fare da tappo sulla perdita, incanalando il gas chissà dove. E allora, col cerca-fughe, il naso elettronico che individua le perdite, Massimo controlla una a una le caditoie stradali. E se non basta si fora l'asfalto, appoggiando un cono per captare, sempre con il cerca-fughe, anche la più piccola molecola, finché non si risolve il rebus.

Ma anche quando fa tribolare, Massimo con il gas non si arrabbia mai. "Perché è un amico", ti dice come a confessarti un segreto. "Un amico a cui sai che non puoi dare confidenza, ma un amico, perché, se ci pensi, ha cambiato completamente la qualità delle nostre vite, tutto sommato neppure da troppi anni". E con gli amici ci si parla. Almeno, Massimo ti garantisce che col gas lo fa.
"Certo che parliamo! Ogni volta che c'è un problema, ogni volta che il rebus non lo risolvo, faccio lunghe chiacchierate col metano. E lui mi risponde con la forza dei ricordi di situazioni simili, mi suggerisce possibilità e opzioni... mi mette sulla strada giusta". Ma non è un'attitudine per tutti.

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