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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

LA LEGGENDA DELL'ARCANGELO ELETTRICISTA

GABRIELE BOSCAROL

MANUTENZIONE E CONDUZIONE ILLUMINAZIONE PUBBLICA A GORIZIA


 

La conosce di certo anche Gabriele Boscarol quella canzone di Giorgio Gaber.
Quella che a un certo punto racconta: “Qualcuno era comunista… perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri…”.

Ma non te la citerà mai, perché lo vedi che è pudico anche nelle emozioni e di sicuro non è tipo abituato a parlarsi addosso. Però quando ti iscrivi alla FGCI a 14 anni, uno slancio ideale potente ce l’hai per forza. E anche se a un certo punto smetti con la politica attiva, una spinta a continuare a interessarti di ciò che ti sta attorno rimane.

Ad esempio, la spinta che per molti anni lo ha portato a prestare servizio all’Associazione Diabetici provinciale e regionale. O quella che ora, terminato il turno di lavoro come operaio sugli impianti di illuminazione pubblica di Gorizia, gli fa vestire i panni di volontario, sulla Croce Rossa di stanza presso l’ospedale di Monfalcone. Un volontariato impegnativo, che pesa più delle otto ore settimanali passate sull’ambulanza.

Perché lo stress e il carico emotivo di un’attività del genere possono prenderti alla pancia e alla gola più di qualsiasi altra cosa. Gabriele è lì quando c’è una vita sull’orlo del precipizio. Quando tutto è questione di secondi, di freddezza.

Alle volte di semplice fortuna. E ci vuole il suo sorriso tranquillo, i modi sempre misurati, per tenere a bada il groviglio di emozioni e adrenalina che lo assale .

“Mantenere la freddezza è fondamentale quando si sta cercando di salvare una vita” racconta. “In quel momento devi avere la mente sgombra, concentrarti solo sui gesti che stai facendo. Ciò che conta sono gli ultimi cinque minuti di quella persona, non la sua vita. Non puoi pensare a chi è, quanti anni ha, se ha figli, è sposata, o perché si trova in quella situazione. Esiste solo qualcuno da salvare e ogni azione è finalizzata a quello”.

Al confronto anche salire ogni giorno (o ogni notte) sui pali dell’illuminazione pubblica di Gorizia per eseguire riparazioni, sembrerebbe un’attività ordinaria.

 

“In realtà alla sensazione di libertà che regala il lavorare sospeso sul cestello meccanico non mi abituo mai” , spiega Gabriele. “È davvero un privilegio vedere la città da quell’altezza. La puoi scoprire ogni volta diversa e capita spesso di vedere alba e tramonto. Ho le stesse sensazioni di quando vado in bicicletta o a piedi da solo”.
Nonostante siano due attività apparentemente slegate, esistono forti connessioni fra la vita di Gabriele elettricista e quella di Gabriele volontario della Croce Rossa .

La prima è senz’altro l’attenzione alla sicurezza, che quando maneggi cavi elettrici e trasformatori è ovviamente parte essenziale del mestiere.

Lo ammetto, sulla sicurezza sono maniacale, anche con i colleghi”, sorride. “Viaggiando su un’ambulanza ci si rende conto di come la maggior parte degli infortuni capiti per motivi banali e quasi sempre evitabili. Quindi, oltre all’uso delle dotazioni di sicurezza e al rispetto delle procedure, occorre sempre pensare alle conseguenze di un’azione, che spesso può portare a un effetto domino. Ed è anche capitato che abbia accettato di eseguire un lavoro solo nel momento in cui fossero state garantite condizioni di totale sicurezza per operai e cittadini”.

Ma è anche un’altra l’area comune fra le due vite di Gabriele: la sensibilità nel trattare le persone. Una necessità evidente quando si tratta di soccorrere qualcuno o avere a che fare con amici e parenti. Dove ogni parola, ogni sguardo, pesa una tonnellata, nel bene e nel male. Eppure non meno importante sotto un lampione. Perché, Gabriele lo sa bene: la luce è molto più di ciò che sembra. Una città ben illuminata non è solo più bella e vivibile, ma è percepita come più accogliente e sicura .

“Sia io che i colleghi, sentiamo di avere in mano qualcosa di speciale. Perché nell’immaginario l’assenza di luce genera inquietudine e paura. Soprattutto fra le persone più fragili: gli anziani o i disabili, ad esempio. Ecco, pensare a chi sta sotto la luce che stiamo riparando, come se ne conoscessimo di tutti nome e cognome, dà una grande motivazione nel lavoro.

Hai un approccio diverso: diventa ancor più importante farlo bene e farlo il più presto possibile, perché sai che dal tuo intervento dipenderà lo stato d’animo di molte persone”.

Sarà anche per questo che, nonostante i goriziani non siano famosi per essere espansivi, Gabriele e i colleghi hanno costruito un buon rapporto con i cittadini, spesso di conoscenza personale, tanto più che in una città così piccola, ci si conosce un po’ tutti.

“In fondo ci percepiscono positivamente perché sanno che i problemi li risolviamo per davvero e comunque viviamo la città tutti i giorni al loro fianco”.
E Gabriele ogni giorno è lì, anzi, lassù, a sorvegliare la città con quegli occhi azzurri e larghi da arcangelo elettricista, maneggiando da demiurgo la magia implicita della luce.

 
 
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