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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

L'AUTISTA DELLA NOTTE

DANIEL NELU FOCA

RACCOLTA RIFIUTI URBANI A PADOVA


 

E alla fine fu Padova. Ma forse poteva essere Verona. O Francoforte, Vienna, Nizza, o chissà.

Perché quando hai 17 anni e il tuo sogno è fuggire da un paese svuotato da oltre 40 anni di feroce dittatura per scrivere da qualche parte la tua storia, un posto, in fondo, vale l’altro. Basta che ci sia lavoro e magari si possano ascoltare le stazioni radio che desideri. Perché, se lo ricorda bene Daniel, in Romania, ai tempi di Ceausescu, era possibile sentire solo il canale di stato.

Daniel Nelu Foca, 43 anni, è in Italia ormai da quando ne aveva 19 e dal 2002 di mestiere pulisce la città in cui ha messo le sue radici, dopo avere peregrinato per mezza Europa.

Ha lo sguardo franco delle persone di poche parole e nel ruolo di uomo della notte , in fondo, ci si trova a meraviglia .

Il suo turno di lavoro, infatti, comincia ogni sera alle 21, per terminare alle 3 o alle 4 del giorno successivo. Arriva in corso Stati Uniti, sale sul cosiddetto monoperatore, il bestione a quattro assi che raccoglie i rifiuti dai cassonetti stradali, e inizia il suo giro, attraversando in punta di piedi una città che lentamente si addormenta. Zona Facciolati, poi Forcellini e poi ancora su verso nord, fino alla Stanga e alla stazione dei treni, mentre a ogni ora cala il traffico e tutto, fino i pensieri, si fa più lieve. Tanto che, a un certo punto, ti pare di poter cullare in un palmo di mano anche una città così caotica come Padova .

Ma Daniel lo sa bene che non ci si può distrarre un momento. Che ogni iperbole emotiva è rimandata, nel caso, a fine turno. Perché non è uno scherzo muovere quel mezzo fra le auto in sosta e sollevare a quattro metri d’altezza cassonetti dei rifiuti che arrivano anche a 3.200 litri. In particolare rifiuto secco e carta. Sono quelle le raccolte di Daniel.

Il secco finisce al termovalorizzatore di San Lazzaro, mentre carta e cartone li svuota alla piattaforma di trasferenza dietro alle officine di corso Stati Uniti. È anche attraverso quei rifiuti che puoi avere un colpo d’occhio sulla città. O sui padovani: ancora tanto, troppo distratti nella raccolta differenziata.

 

“La raccolta differenziata è aumentata nel tempo”, spiega Daniel, “ma c’è ancora molta disattenzione. Ad esempio, è frequentissimo trovare all’interno dei contenitori della carta buste con materiali che non c’entrano nulla. Purtroppo conferimenti di quel tipo compromettono l’impegno di tanti altri che hanno fatto una buona differenziata. E poi ci sono le borse lasciate appese ai cassonetti. Se ne trovano spesso, anche quando il contenitore non è pieno e potrebbe tranquillamente ospitare altro carico. Quelle sono un bel problema, perché ti costringono a scendere dal mezzo e a rimuoverle a mano: si perde tempo e si blocca il traffico per più tempo”.

Ma Daniel sa bene che il suo lavoro è anche quello e tutto sommato poterlo fare di notte ha i suoi vantaggi.

All’alba si ritorna a casa, si dorme qualche ora e poi davanti c’è una giornata che puoi dedicare alla famiglia . Alle sue due figlie innanzitutto, di 11 e 4 anni, che ha il privilegio di poter andare a prendere a scuola molto spesso.
“È importante per me e mi considero fortunato: so bene che la maggior parte dei padri questo non possono farlo,” dice abbozzando un mezzo sorriso che già concede molto al suo carattere riservato.

Perché Daniel proprio non è fatto per la ribalta. Tanto che ricorderà a lungo l’episodio che lo vide protagonista nel febbraio 2017. Solito giro notturno, riviera Tiso da Camposampiero.
Daniel ferma il mezzo all’improvviso perché sull’asfalto c’è un portafoglio, tra l’altro rigonfio di una cifra importante. Scende, lo raccoglie e fa l’unica cosa che gli pare logica: contattare il proprietario. Solo che non c’è modo di risalire a un cellulare, anche se sono presenti carte e documenti. Allora, naturalmente, lo porta alla Polizia.

Fine della questione e si riprende il giro.

Ma la storia dello spazzino (rumeno per giunta!) che restituisce il portafoglio attira la curiosità di giornali e tv e Daniel il giorno successivo si trova a raccontare la vicenda davanti ai giornalisti. Lui ci sta di buon grado, ma con più di un imbarazzo. Certo per la sua riservatezza, ma soprattutto perché non riesce proprio a vederci la notizia, come si direbbe in gergo giornalistico.

“No, davvero non mi abituo al fatto che un episodio di questo genere possa essere di interesse. Mi sembra una cosa ovvia restituire un portafogli trovato per strada”, ti fa allargando occhi e braccia, come se non vivessimo in un mondo di furbi e benaltristi.

Ma Daniel ha un mantra che lo accompagna da quando ha messo piede su questa terra . Una di quelle certezze salde come granito, che ti indicano sempre la strada.

“È legittimo aspirare ad avere sempre qualcosa in più dalla propria vita”, dice. “Ma l’unico modo che hai per farlo è rimboccarti le maniche e cominciare a dare di più di quello che stai dando ora. Il resto sono solo balle o scorciatoie”.

 
 
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