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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

L'OREFICE DELLE CABINE GAS

SIMONE GEROMET

MANUTENZIONE E CONDUZIONE IMPIANTI GAS DI GORIZIA


 

Si fa presto a dire gas.
Un pomello che si gira e accende il fornello, il rubinetto che scivola verso il colore rosso ed ecco l’acqua calda.

Tutto normale, banale se si vuole. Eppure, dietro a quella fiammella addomesticata si nasconde forse una delle più estese catene di fornitura di cui un cittadino possa fruire.

Quella molecola consegnata a domicilio, infatti, ha alle spalle un viaggio di migliaia di chilometri che comincia solitamente in una steppa russa o caucasica, nelle profondità del Mare del Nord o nel deserto algerino.

Un tragitto in cui incontra rocce, trivelle, l’acciaio di condotte infinite e uomini.

Uomini come Simone Geromet, da Cormons, che lungo questa catena a cavallo dei destini di continenti diversi, sovraintendono con mani esperte agli automatismi di reti sofisticatissime. A vederne il dettaglio parrebbe il lavoro di un normale manutentore di impianti. In realtà, si tratta dei tasselli di un mosaico assai complesso che, alla fine, partorisce la finta normalità del gas domestico.

Occorre definire lo scenario insomma, per capire fino in fondo il mestiere di Simone, conduttore e manutentore degli impianti di riduzione nella provincia di Gorizia . In parole povere, cura manutenzione e funzionamento delle cabine in cui si riduce la pressione del metano.

 

Il gas in ingresso nel Paese, infatti, viaggia lungo i cosiddetti metanodotti , che rappresentano un po’ la spina dorsale del trasporto del gas: tubature che possono superare il metro di diametro, in cui si trasportano grandi quantità di gas a pressioni che arrivano anche a 60 bar. Ma nelle abitazioni una pressione di quel tipo sarebbe improponibile, così occorre ridurla. Un primo salto avviene nelle cabine cosiddette REMI (regolazione e misura), dove il metano si porta in media pressione (generalmente fra gli 0,5 e i 5 bar) e viaggia verso i centri abitati . All’interno di questi avviene la seconda riduzione, nelle cabine di secondo salto , da cui esce gas a 0,022 bar. È quello che, convogliato attraverso condotte di minori dimensioni, alimenta la ragnatela di tubature in arrivo sino alle caldaie e ai fornelli di casa : la vera fine della catena. Una catena che è anche e soprattutto di responsabilità. Perché è vero che il gas è invisibile, ma proprio non consente di scherzare.

“Non bisogna mai dimenticarselo quanto può essere pericoloso”, spiega Simone. “Certo, ogni cabina ha una serie di sicurezze progressive che allertano e intervengono automaticamente in caso di malfunzionamento, ma l’attenzione umana rimane fondamentale”. E Simone ha il suo segreto. “Quando intervengo, mi impongo movimenti da bradipo.

Faccio tutto con estrema calma e pazienza, isolandomi da tutto il resto, anche dal collega che mi sta accanto, se necessario. Soprattutto quando si aprono e si chiudono le linee che alimentano col gas la cabina non si può sbagliare. Guai, ad esempio, a sparare nei tubi gas a una pressione più alta del dovuto: potrebbe spaccarli in un attimo”.

Anche perché Simone ha un lavoro di estrema precisione da svolgere, più da orefice che da operaio , in certi casi. Come quando deve compiere una verifica funzionale su una cabina REMI, che significa fermare tutto ed eseguire le prove di pressione, tenuta guarnizioni e interconnessioni, del funzionamento dei filtri. Un po’ come se quel marchingegno che riduce la pressione fosse un orologio da smontare e rimontare perfettamente .

“È in circostanze come queste che occorre mantenere altissima la concentrazione, perché, ad esempio, ti trovi a smontare anche dieci piccoli dischi di gomma che sono poi da risistemare nello stesso identico ordine.”

Oltre a questo, chiaramente, occorre sempre assicurarsi che non siano presenti fughe, tanto che fra le dotazioni di lavoro abbiamo strumenti che misurano la presenza in ambiente di metano, monossido di carbonio e solfuro di idrogeno”.

Altro aspetto estremamente delicato sono gli spandimenti di odorizzante. Il metano trasportato nei metanodotti è come estratto in natura, cioè privo di odore. Nelle cabine REMI, oltre a ridurre la pressione, vengono anche addizionate al gas sostanze odorizzanti (mercaptani), in modo da poter riconoscere anche con l’olfatto eventuali fuoriuscite nella rete.

“Occorre avere estrema attenzione anche a quella fase”, riprende Simone, “perché un eventuale spandimento di mercaptani può essere nocivo. Nel caso, occorre intervenire per neutralizzarlo, trattandolo con il cloro. Il cui uso, comunque, va fatto secondo un protocollo molto preciso che prevede di indossare tute protettive, guanti, occhiali e autorespiratori”.

Ma fortunatamente non si tratta di lavoro quotidiano. Infatti, la maggior parte del tempo Simone la trascorre eseguendo interventi di manutenzione programmata nel corso dell’anno, quella che consente ad AcegasApsAmga di avere impianti e reti gas perfettamente in linea con le normative tecniche vigenti.

Ed è un lavoro da… formiche. Sì, perché i lavori si effettuano per lo più in estate, il periodo di minor utilizzo di gas.

In effetti, siamo come le formiche,” sorride Simone. “Se con la bella stagione lavoriamo bene e non facciamo le cicale in inverno si può stare più tranquilli, e si esce soprattutto per guasti” .

 
 
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