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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

COME IN UNA PARTITA DI SCACCHI

FLAVIO ZORZETTIG

MANUTENZIONE TERMOVALORIZZATORE DI TRIESTE


 

“Ma lo sai che mia figlia, a 5 anni, fa le pieghe in bicicletta? Le ho dovuto insegnare ad alzare il pedale interno in curva, altrimenti vola per terra ogni volta”.

Ha preso dal babbo Flavio, Elisa. Perché anche Flavio Zorzettig, 47 anni, addetto alla manutenzione del termovalorizzatore di Trieste, all’adrenalina della velocità non resiste: che siano gli sci, la mountain bike o la motocicletta, Flavio ha bisogno di quell’ebrezza da quando era ragazzino.

Ma quando varca il cancello di via Errera l’attrazione per il brivido rimane decisamente fuori. Perché, davvero, al termovalorizzatore di Trieste, da qualche tempo confluito in Hestambiente (altra società controllata da Hera, al pari di AcegasApsAmga), non ci si può distrarre un attimo. Soprattutto nel lavoro di Flavio, che si occupa delle attività dimanutenzione. È una macchina perfetta il termovalorizzatore, che brucia ogni anno oltre 160 mila tonnellate di rifiuti, producendo quasi 110 GWh di energia elettrica (vale a dire circa la metà dei consumi domestici di Trieste), con emissioni in atmosfera inferiori dell’80% ai limiti di legge . Ma come per tutte le macchine complesse, c’è sempre da stare allerta. Intanto le manutenzioni ordinarie, come, ad esempio, l’ingrassaggio dei cuscinetti di motori e ventilatori, la revisione delle benne dei carriponte o la sistemazione dei mattoni all’interno del forno . E poi i mille imprevisti che possono accadere in mezzo a quel groviglio di scale e condotte, in cui pulsano macchinari sofisticatissimi. Il cedimento di un tubo di una caldaia, ad esempio, o la cinghia di un ventilatore che va fuori uso. Ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo.

 

Allora Flavio è sempre a far la spola da un punto all’altro dell’impianto, alla base di un camino in cemento che a vederlo dalla base sembra salga in cielo fino a sfondarlo. Per capire cosa si nasconde dietro a un malfunzionamento, come intervenire e sovraintendere al lavoro delle diverse ditte esterne che si occupano della manutenzione, o in affiancamento alle squadre interne. Con un occhio ai tempi d’intervento e due alla sicurezza .

“In un impianto così complesso, in cui possono operare contemporaneamente più ditte esterne oltre agli addetti normalmente presenti, è chiaro che il tema sicurezza è sentitissimo”, spiega Flavio.

Talmente sentito da andare al di là del semplice rispetto di norme e procedure. Perché spesso non basta rispettare le regole alla lettera. Serve fare di più. Un po’ come giocare a scacchi, quando sei obbligato a prevedere la catena di possibili conseguenze della tua mossa . La stessa cosa avviene in via Errera, dove Flavio non ha paura a passare per pedante nel richiamare all’attenzione verso la sicurezza.

“Compilare tutta la documentazione correttamente è solo il primo passo. Poi bisogna osservare bene tutto ciò che succede attorno e, se necessario, fermare il lavoro per sistemare le cose”, ti dice da dietro quegli occhiali con la montatura metallica che lo fanno tanto professore di applicazioni tecniche. “Perché basta una leggerezza anche da poco per combinare un disastro. Ad esempio, guai a pensare che la cintura di stazionamento, per fermarsi a lavorare in punti pericolosi, possa essere usata anche come imbragatura anti-caduta: se voli giù con quella, di sicuro ti spezzi la schiena”.

Così Flavio anche nella vita ha imparato a essere programmatore, a pensare come un giocatore di scacchi, guardando sempre due o tre mosse avanti. Anche quando sfreccia in discesa sulla sua mountain bike. Anzi, forse è stata questa attitudine ad avergli sempre evitato brutte sorprese (“ma qualche bel volo l’ho fatto eccome”, sorride). Ma i pensieri veri adesso arrivano da quella bimba che in cortile alza il pedale e piega come una forsennata sulla biciclettina. Flavio però, fedele al patto con la montatura marziale dei suoi occhiali, non si scompone.

Proibirle di andare forte non credo sia la soluzione. Anzi, sfrutto la sua attitudine per farle conoscere i pericoli a cui va incontro e a evitarli, innanzitutto guidando meglio la bicicletta. In fondo non è tanto diverso da quanto succede al termovalorizzatore, quando allerto i colleghi sui pericoli di una guida sbagliata”.

Certo loro, i colleghi, non chiederanno il motorino a quattordici anni. Ma anche per quello Flavio ha le idee chiare.

“Non ha senso proibirglielo. Meglio che impari subito a guidarlo bene piuttosto”.

 
 
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