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A SERVOLA LA SAGGEZZA DEL GIOVANE DIFFEN

DOMENICO DIFFEN

COSTRUZIONE DEL NUOVO DEPURATORE DI SERVOLA A TRIESTE


 

“Quello di Servola è davvero il depuratore che parla con il mare. È un gioiello di tecnologia che sta cambiando a tutti gli effetti la qualità della depurazione a Trieste e che regolerà il trattamento delle acque per mantenere sempre il giusto equilibrio nelle acque del Golfo”.

Parola di Domenico Diffen, ispettore nel cantiere del nuovo depuratore di Trieste, con i suoi 27 anni probabilmente uno dei più giovani ad aver partecipato alla realizzazione di un impianto di portata storica per la città.

Il bello dei 20 anni è che l’entusiasmo trascina sempre tutto il resto, come un lampo prima del temporale. E allora è adrenalina anche la vita polverosa e martellante del cantiere. È confortevole anche l’ufficietto condiviso nella casupola prefabbricata e non sono un problema gli orari molto più che elastici. Lì, sul terreno bonificato dell’ex-Scalo Legnami non si sono spostate pietre, ma si è costruita una cattedrale: Domenico ne è convinto. Perché quell’impianto non solo ha tolto Trieste dalle procedure d’infrazione europee sulla depurazione, ma rappresenta bene l’idea di una città che sta cambiando. Ritrovando, in fondo una vocazione antica: quella a innovare.

“Trieste per un certo periodo ha rallentato la corsa, forse anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale”, ragiona Domenico. “Ma ho la sensazione che adesso ci sia un potenziale in risveglio. Penso a quanto si sta facendo sulla logistica e ai progetti sull’area del Porto Vecchio, ad esempio. E anche questo impianto può essere annoverato fra le opere che stanno ammodernando il territorio”.

È questa convinzione che negli ultimi 2 anni ha messo carburante nelle gambe di Domenico, sempre su e giù fra ruspe e impalcature, per verificare assieme ai tecnici delle imprese impegnate nella costruzione che quanto realizzato corrisponda al progetto originario . Dunque che arrivino attrezzature e materiali corretti, che le installazioni elettriche e meccaniche avvengano nel rispetto del capitolato, che la sicurezza sia presidiata in ogni aspetto. Un lavoro minuzioso e complesso, dove l’imprevisto è ordinaria amministrazione. E sono ordinaria amministrazione le urgenze e i confronti, talvolta anche aspri, con colleghi e imprese appaltatrici. Ma Domenico non è tipo da farsi prendere dall’ansia. In ogni situazione, anche la più tesa, tira fuori dal cilindro il suo sorriso tranquillo e la sua voce pacata. Poi ti guarda dritto negli occhi e si ferma ad ascoltare.

 

“Perché saper ascoltare è importante”, spiega. “In cantiere è indispensabile, soprattutto se sei giovane e privo di esperienza. Prima si osserva con umiltà e pazienza, poi si ascolta. Solo così puoi risolvere i problemi . Certo è stato pure fondamentale l’affiatamento che si è creato con i colleghi, a partire dai miei responsabili. Senza il loro aiuto ingranare sarebbe stato molto più difficile”.

Eccola la ricetta del giovane Diffen, assunto a inizio 2016 ancor prima di laurearsi in ingegneria elettrica e subito messo nella trincea di Servola a costruire la Trieste che verrà. È la ricetta semplice di un uomo saggio. Forse anche più di quello che racconterebbero i suoi 27 anni. Che del resto sono stati anni molto particolari. Com’è particolare vivere in una famiglia italo-americana (il padre è un hawaiano ex-militare ad Aviano) di 13 persone, ottavo di 11 fratelli.

Una sorta di piccola impresa basata su complicità e affetto, dove ognuno è indispensabile all’altro e quattro bagni non bastano mai. Ci ride su Domenico quando gli amici sgranano gli occhi di fronte a quel numero patriarcale e calcistico al tempo stesso: 11 fra sorelle e fratelli.

“È senz’altro un’esperienza formidabile, anche se qualche problema logistico lo pone”, sorride. “Ad esempio, per un certo periodo avevamo pensato di mettere l’elimina-code per l’uso dei bagni, come al banco salumi del supermercato. Però c’è di bello che non sei mai solo e anche se non siamo mai riusciti a fare una vacanza tutti assieme, c’è sempre stato modo di divertirsi”.

È in quella grande casa nelle campagne di Pordenone, sempre popolata di persone e oggetti come un fumetto di Jacovitti, che Domenico ha imparato la lezione più grande. Quella più utile nella vita e, a pensarci bene, anche in cantiere: stabilire le priorità .

“In una famiglia di questo tipo devi tenere assieme i bisogni di così tante persone che è indispensabile ordinare le cose per importanza. Perché, ovviamente, i soldi e il tempo per fare tutto non ci sono mai”.

È in quella specialissima palestra che Domenico si è esercitato nel distinguere ciò che è veramente indispensabile da tutto il resto, una disciplina che ti porta dritto all’essenzialità delle cose : sia quando devi decidere una spesa domestica, che quando occorre gestire le mille urgenze e i problemi del cantiere.

“Capisco più facilmente su cosa mi devo concentrare e cosa invece posso lasciare a domani”, riprende Domenico. “Del resto non si potrebbe fare diversamente, in un ambiente così dinamico e coinvolgente”.

 
 
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