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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

L'UOMO CHE ATTRAVERSA IL MONDO DI MEZZO

MAURIZIO PALUELLO

OBITORIO E CREMATORIO CIMITERO SANT’ANNA DI TRIESTE


 

Forse aiuta anche avere la faccia da duro, con lo sguardo di ghiaccio e la testa rasata. Apparentemente impermeabile ai guai e alle miserie del mondo.
Forse serve anche quello per lavorare da 30 anni nei servizi funerari. Si badi bene, non servizi cimiteriali, dove ci si occupa di scavi, tombe e lapidi, ma un passo indietro, in quel limbo di emozioni e fisicità che ruota attorno a una persona scomparsa prima della sua sepoltura o cremazione. Quel mondo di morti in condominio coi vivi. Recupero di salme, vestizioni, organizzazione di funerali: Maurizio Paluello, 49 anni, è questo che fa da una vita a Trieste.

Accompagna le vite degli altri nell’ultimo passaggio terreno, quando il film è già finito e scorrono i titoli di coda. E forse serve anche l’ateismo genuino e nativo di Maurizio per quel mestiere in cui devi quotidianamente toccare con mano il dolore degli altri. Perché non ce la fa, non ci riesce proprio, di fronte a una giovane vita che se ne va a dire: è stato il destino.

Oppure era scritto.

“Come possono essere scritte e volute certe tragedie?”, si chiede. “Per me è più facile pensare che la morte, qualsiasi morte, anche la più dolorosa e assurda, sia semplicemente il frutto di una serie di eventi sfortunati che purtroppo hanno avuto quell’esito”.

Insomma, per fare il responsabile dell’obitorio e del crematorio del Cimitero di Sant’Anna, non serve solo conoscere a menadito il regolamento di polizia mortuaria. E dire che Maurizio quei centodieci articoli te li sciorina praticamente a memoria. Un mare magnum di legalese e prescrizioni tecniche che governa quel mondo di mezzo fra la vita e la morte: dalla constatazione di decesso, agli allestimenti delle strutture cimiteriali, fino alle modalità di esecuzione delle esequie e alle dimensioni di loculi e tombe.

Se lo studiò per mesi il regolamento, quando alla fine degli anni Ottanta dovette affrontare il concorso comunale per addetto ai servizi funerari. Poi, nel 2000, il passaggio all’allora Acegas, nel momento in cui l’Amministrazione decise di delegare alla municipalizzata i servizi cimiteriali e funerari.

 

Lo ripete spesso Maurizio: questo lavoro o lo fai o non lo fai. Non esistono vie di mezzo. Non puoi farlo svogliatamente insomma. Troppe le situazioni delicate. Troppe le emozioni che devi ricacciare a fondo come sugheri sempre pronti a risalire. Come quando ti capita di veder passare sotto le tue cure una persona cara.

Certo non è il mestiere che uno sogna di fare da bambino. Maurizio, ad esempio, appassionato di punk-rock, un sogno ce l’aveva: fare il batterista. Ma mica in un gruppo. No, Maurizio voleva fare il turnista in uno studio di registrazione. “Per un appassionato di batteria è il massimo,” spiega.“Il turnista è una figura a disposizione di tutti gli artisti che usano lo studio. Deve saper fare le basi di batteria per qualsiasi genere musicale: dal pop al jazz al rock. Deve essere preparatissimo su tutto, anziché essere concentrato solo su un genere come chi suona in un complesso”.

Ma la vita lo ha portato qui, anche se non ha mai smesso di suonare ogni tanto con qualche band di amici. E in fondo, come mestiere non è male, assicura.

Perché fa crescere e maturare e, in un certo senso, apre la mente. Sì Maurizio dice proprio così: apre la mente. Intendendo la pratica quotidiana di entrare nell’intimo della vita delle persone. Gli succedeva più spesso agli inizi, quando si occupava direttamente di recupero salme e vestizioni.

“Il più delle volte la morte ti sorprende: non hai tempo di prepararti”, racconta.

“Quindi, chi è incaricato del recupero trova spesso le situazioni più autentiche e intime. Ricordo di una volta, ad esempio, in cui ad agosto recuperammo un uomo che aveva la casa letteralmente piena di alberi di Natale. Capisci insomma che il concetto di normalità è molto, ma molto, labile e accetti più facilmente le peculiarità che ognuno di noi, in fondo, ha”.

Ma poi, come per tutto il resto, guai a soffermarsi un secondo in più del necessario. Guai a farsi coinvolgere dall’emotività per una vita che se n’è andata chissà dove. Altrimenti il mondo di mezzo fra la vita e la morte, con le sue iperboli, i suoi dubbi e i morsi allo stomaco, ti butta a terra. Maurizio invece deve stare sempre in piedi. E, come in un giro di batteria, tenere su la canzone fino all’ultima nota.

 
 
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