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"24 ORE IN ACEGASAPSAMGA", UN LIBRO PER RACCONTARE L'AZIENDA

QUEI CONTATORI FRA MEMORIA E FUTURO

ALESSANDRO GRISONICH

GESTIONE TECNICA CLIENTI A TRIESTE


 

È l’1.20 di un sabato pomeriggio d’inizio agosto. L’anno il 1994. Quando il telefono squilla, è ancora un apparecchio fisso a far rimbalzare quello scampanellio insistente fra i quadri e la tappezzeria di un corridoio domestico.
Sono gli anni in cui ancora si chiama un luogo anziché una persona.
Un luogo come la casa di Alessandro Grisonich, che allora aveva 22 anni e stava per mettersi a pranzo con i genitori. Dall’altra parte del filo una signorina sconosciuta che, con fare garbato, anticipa al ragazzo la vittoria nel concorso dell’allora Acega per operaio elettricista, a cui aveva partecipato qualche mese prima realizzando un piccolo impianto elettrico.
È in quel momento che la vita di Alessandro Grisonich cambia. Perché per un ragazzo diplomato perito elettronico al Volta di Trieste, entrare nell’Azienda che gestisce, tra le altre cose, la distribuzione elettrica in città con operai in divisa e tecnici in camice bianco, è il massimo.

Sono passati poco più di 20 anni. Ma sembrano una vita ad Alessandro.
Non c’è più quell’ufficio commerciale in via Genova (“dove sembrava di entrare in banca”, ricorda con un sorriso Alessandro), l’Azienda ha cambiato nome tre volte e la legge ha separato la vendita di energia elettrica dalla distribuzione: cavi e contatori per intenderci. Ma non è un nostalgico Alessandro. E quindi non lo sentirai mai dire “Ah, che bei tempi”. Perché sa che i giorni migliori sono quelli che devono ancora venire. Quelli che costruisci con le tue mani .

Nel suo caso, le mani di chi ha maneggiato per molti anni i contatori dell’energia elettrica. Alessandro, infatti, si occupa di tutto quel mondo che gira attorno ai misuratori.

La manutenzione innanzitutto, poi le attivazioni e le disattivazioni. Ma anche le verifiche sul loro corretto funzionamento (metrologiche), che un cliente può chiedere in qualsiasi momento. Un mestiere, in effetti, che quasi non ha più nulla a che fare con quello di 20 anni fa. Perché nel mezzo c’è stata la rivoluzione dei contatori digitali, che ormai a Trieste coprono tutta la città. Apparecchi in grado di misurare in modo elettronico i consumi e di trasmettere le letture in tempo reale agli uffici di via Svevo, in Broletto, senza necessità di letture manuali.

 

È un luogo strano la cittadella di Broletto. Un luogo dove, quasi per definizione, convivono memoria e innovazione. All’ombra del vecchio gasometro si allineano, ad esempio, pompe e strumenti che stanno consentendo la gestione informatica dell’acqua triestina, per prevenire allagamenti e perdite di rete.
E lì accanto fra muri con un secolo di vita, il telecontrollo elettrico gestisce a distanza la distribuzione elettrica di Gorizia e Trieste. E allora capita anche che quei contatori di ultima generazione, quel concentrato di tecnologia in grado di leggere e comunicare i dati a distanza, vengano appoggiati sul bancone in legno rivestito di gomma scura, che ha visto nel tempo ben altri misuratori (quelli con il disco metallico, per intenderci) essere sviscerati come su un tavolo operatorio, dalla mano sapiente di demiurghi della giustezza.

Alessandro è li che lavora. Con la testa fra circuiti di silicio e il naso inebriato da odori di antica officina, come fosse continuamente in viaggio su una macchina del tempo e i contatori non misurassero solo kilowatt, ma memorie domestiche. Perché, a pensarci bene, dietro a ogni lampadina che si accende o a un frigorifero che si apre c’è sempre una storia .

Con la parlantina dell’entusiasta ti spiega che il lato più bello del suo lavoro è risolvere i problemi .

“Perché vedi”, dice sistemando alcuni strumenti sul tavolo delle verifiche metrologiche, “dietro a un contatore da attivare o da sostituire può esserci spesso una famiglia senza corrente elettrica. Quando l’intervento funziona bene, hai la precisa sensazione di avere aiutato qualcuno ed è estremamente gratificante”.

È un’attitudine da assistente sociale su cui Alessandro fa anche autoironia, ma la natura umana non è semplice da cambiare. Nemmeno se mutano le leggi. Perché da qualche anno i tecnici AcegasApsAmga che si occupano di distribuzione elettrica (ma anche gas), dunque pure dei contatori, non hanno più contatti diretti con i clienti. Questi, infatti, per qualsiasi problema (un allacciamento, ad esempio), devono rivolgersi alla propria società di vendita, che a sua volta attiva i tecnici di AcegasApsAmga per l’effettuazione dell’intervento.

Sì, è vero, quella dimensione di contatto con il cliente mi manca un po’”, spiega Alessandro, che forse qualcosa alla nostalgia, in questo caso, concede. Anche se il cliente è triestino. Dunque non semplice da servire. Gente puntigliosa, che non fa sconti su un ritardo o un disservizio.

“Sì è vero, sono, anzi siamo, fatti così”, sorride. “Ma non per rompere le scatole gratuitamente. La verità è che il triestino è un po’ come San Tommaso: non si fida. Vuole capire e possibilmente vuole la spiegazione da chi considera competente. Ti faccio un esempio. Qualche tempo fa un cittadino chiese di poter assistere alla verifica sul funzionamento del proprio contatore. Venne qui, nel laboratorio di Broletto, e mi si piazzò di fianco mentre collegavo il suo contatore alla nostra apparecchiatura certificata per effettuare le prove del caso. Alla fine il contatore non aveva alcun problema, forse i consumi erano alti per qualche abitudine di consumo non corretta. Probabilmente non aveva le competenze tecniche per capire cosa stesse effettivamente succedendo durante quel test, ma alla fine se ne è andato soddisfatto, perché ha avuto a che fare con persone che giudicava competenti, anche se l’esito non era stato quello sperato”.

 
 
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